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Si potrebbe proprio affermare che la città ha un nome e un programma. Prima pagus romano, la città diviene Soave con le invasioni longobarde: nel 568 d.C. vi si insediò un gruppo di Svevi (l’etimo della città deriverebbe appunto dal loro nome latino Suaves) al seguito di re Alboino. Non per la bellezza dei suoi dintorni ma per la sua posizione strategica, fu a lungo contesta – dopo la breve parentesi di Libero Comune – dai molte famiglie signorili, finché la pax venetiana non discese anche qua, regalando una duratura prosperità. La città, orlata da un’antica cinta muraria con ben 24 torri, è troneggiata dall’imponente castello che domina le colline circostanti e la pianura che ai suoi piedi si distende: illuminato nella notte è come un bagliore che si propone come adeguato biglietto da visita ai tesori che conserva in seno: il palazzo di Giustizia, risalente all’epoca comunale; il palazzo del Capitano, che oggi accoglie gli uffici municipali; la trecentesca dimora dei potenti conti Sambonifacio; il quattrocentesco palazzo Pullici (ora Pieropan); palazzo Cavalli, raffinata costruzione di epoca veneziana, la cui facciata è alleggerita da una stupenda trifora gotica. La fede radicata in questa terra è testimoniata da un’antica tradizione architettonica, risalente addirittura all’anno 1000, con il santuario della Madonna della Bassanella (nella vicina località di Bassano), poi perpetrata con le chiese di San Rocco, di Santa Maria dei Padri Domenicani e di San Lorenzo, oggi Parrocchiale. Ma Soave è anche, quasi ovviamente, una città del vino, che festeggia questa tradizione in straordinarie manifestazioni, come la Festa dell’Uva, la prima in Italia, risalente al 1929, e la Festa Medievale del Vino Bianco di Soave, con il tradizionale Banchetto Medievale e con il suggestivo corteo storico in costume a contorno della cerimonia di investitura delle Castellane della terra di Suavia. Qui a Soave, dove il vino scorre come linfa nella terra, dandole ancora più spirito e fascino.
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