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Già nel V secolo il territorio di Bevilacqua doveva conoscere la presenza umana, almeno questo è quanto testimoniano i più antichi reperti storici rinvenuti. Un abitato degli Antichi Veneti sorse fino al 589 d.C. sui dossi dell’Adige, che qui scorreva prima della tragica rotta della Cucca (come racconta Paolo Diacono) che proprio in quel anno ebbe a verificarsi. Da allora le dolci distese della campagna veneta vide sorgere il poderoso maniero della famiglia Bevilacqua (che diede anche nome all’abitato), qui infeudata per decreto imperiale a tramite degli Scaligeri. La costruzione del castello iniziò nel lontano 1336, a opera di Guglielmo Bevilacqua e venne completato dal figlio Francesco. I lavori per l’edificazione furono sostenuti dai signori di Verona, che consideravano indispensabile la presenza di una fortezza per contenere le mire espansionistiche dei Carraresi e degli Estensi. La famiglia Bevilacqua praticava il commercio di legnami e proprio grazie a questo acquistarono il loro potere. L’aspetto ingentilito della costruzione, elegantemente riadattata grazie all’intervento del Sanmicheli nel 1532 e le possenti torri angolari del Castello, decorate da merli neogotici secondo la moda “romanticheggiante” dell’800, trarrebbero in inganno nel suggerire un destino combattuto solo in età medievale. Queste mura conobbero il fuoco di un rovinoso incendio nel 1848, appiccato a opera delle truppe austriache durante i duri anni del Risorgimento, e l’uso della struttura come quartier generale nell’area della Wermacht, durante la Seconda guerra mondiale, impiegandone i sotterranei come luoghi di prigionia e tortura. Dal 1948 il Castello divenne sede di un collegio salesiano, ma dopo l’incendio del 1966 l’edificio cadde in disuso diventando anche cantina vitivinicola. Nel 1990 fu acquistato dalla famiglia Cerato Iseppi che iniziò una considerevole opera di recupero.
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