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Da una semplice palizzata in legno costruita su di un terrapieno, risalente al IX o X secolo, nasce il nucleo che condusse nei secoli a venire - guadagnando il suo culmine tra ‘200 e ‘300 grazie a Ezzelino da Romano e ai Carraresi che si impossessarono di Montagnana scacciandovi il “tiranno” dalla fama di sanguinario – alla realizzazione di quel mirabolante e incredibile origami di pietra che è la cinta muraria che ancora oggi racchiude e abbraccia a sé la città. Percorrere le vie di Montagnana è un’esperienza unica, che getta anche il più insensibile e “asettico” visitatore in uno stato di assoluta fascinazione. Montagnana è un capolavoro di arte militare che fa scoprire il senso di un Medioevo romantico degno di un romanzo di Victor Hugo. Una meraviglia tale che un giapponese potrebbe crederlo un parco dei divertimenti, soprattutto se gli capitasse di arrivare nei giorni del Palio dei dieci Comuni, quando le vie della città sono attraversate da cortei e rievocazioni storiche e, nella notte della grande corsa equestre, le mura vomitano fiumi di fuochi pirotecnici in uno spettacolo senza pari. Ma Montagnana non è solo le sue mura, “addobbate” alle estremità dalla rocca degli Alberi e dal castello di San Zeno come due preziosi monili, è anche un centro ricco di opere d’arte. Come il suo grandioso Duomo: in posizione ortogonale rispetto alla piazza a evidenziarne quasi ulteriormente la già poderosa mole, indica (attraverso una serie di ingegnosi espedienti architettonici) il mezzogiorno astronomico, e nel suo interno cela alcune inattese opere d’arte, come gli affreschi di Davide e Giuditta, attribuibili al Giorgione, la tavola della Madonna con Bambino e Santi di Giovanni da Buonconsiglio o, ancora, la pala del Veronese effigiante la Trasfigurazione di Cristo sul Monte Tabor. Non solo mura e non solo fede, ma anche gentili edifici patrizi, come villa Pisani, il cui progetto viene ascritto ad Andrea Palladio, dalle linee sobrie ed eleganti, o il palazzo del Comune, noto anche come Sanmicheli, in relazione alla paternità della sua realizzazione. E negli anditi della chiesa di Sant’Antonio si celano i misteri della presenza dell’ordine templare (di cui si conservano le banderuole segnavento e l’acquasantiera a guisa di elmo rovesciato con le croci dell’ordine), che avrebbe qui infuso la sua arte nel posizionamento dell’edificio: alla nona ora del 17 gennaio, festa del dedicatario della costruzione, un raggio di luce attraversa il rosone e si proietta sull’altare maggiore.
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